Immagina di gonfiare un palloncino. Più soffi, più la sua superficie si allarga. Ora fai un passo in più con la fantasia: su quel palloncino disegna tanti puntini. Ogni puntino è una galassia. Quando il palloncino si espande, i puntini si allontanano l’uno dall’altro, anche se non si stanno muovendo “sulla” superficie. È lo spazio stesso che si allunga.
È più o meno questo che sta accadendo al nostro Universo. E la conseguenza è sorprendente: un giorno lontanissimo, il cielo potrebbe diventare quasi completamente buio.
Le galassie non sono inchiodate al loro posto come lampioni lungo una strada. Fin dagli anni Venti del Novecento, gli astronomi hanno capito che l’Universo è in espansione. A scoprirlo fu l’astronomo Edwin Hubble, osservando che le galassie lontane si stavano allontanando da noi.
Ma c’è di più. Negli ultimi decenni abbiamo scoperto che questa espansione non sta rallentando. Sta accelerando. È come se una forza invisibile stesse spingendo le galassie sempre più lontano, sempre più in fretta. Questa forza misteriosa è stata chiamata Energia oscura.
Non sappiamo ancora esattamente cosa sia. Non emette luce, non possiamo toccarla, ma sappiamo che esiste perché vediamo i suoi effetti. È lei che sta provocando quella che potremmo chiamare la grande fuga cosmica.
Per capire cosa significa tutto questo, prova a immaginare una scena semplice. Sei fermo su una banchina e un tuo amico parte su un treno velocissimo. Mentre il treno si allontana, lui ti urla qualcosa. All’inizio lo senti bene. Poi la sua voce diventa sempre più debole. A un certo punto, anche se continua a gridare, tu non senti più nulla.
Con la luce accade qualcosa di simile.
Le stelle e le galassie emettono luce continuamente. Ma se lo spazio tra noi e loro si allunga sempre più velocemente, arriva un momento in cui quella luce non riesce più a colmare la distanza. Non perché si spenga subito, ma perché lo spazio stesso si espande più rapidamente di quanto la luce riesca a “percorrerlo”.
Il risultato? Per noi diventa invisibile.
Oggi possiamo osservare miliardi di galassie grazie a strumenti come il James Webb Space Telescope, che scruta le profondità dell’Universo. Ma in un futuro remotissimo, gli astronomi di eventuali civiltà lontane potrebbero vedere molto meno. Potrebbero pensare di vivere in un Universo vuoto, senza sapere che oltre il loro orizzonte esiste ancora un immenso cosmo.
La cosa importante è questa: non succederà domani, né tra milioni di anni. Parliamo di miliardi e miliardi di anni nel futuro.
Il nostro Sole ha circa 4,6 miliardi di anni e ne vivrà più o meno altrettanti prima di trasformarsi in una gigante rossa. L’oscuramento cosmico di cui stiamo parlando avverrà su scale di tempo molto più grandi. È una storia che riguarda il destino finale dell’Universo, non la nostra vita quotidiana.
Anche tra centinaia di miliardi di anni, la nostra galassia, la Via Lattea, resterà legata dalla gravità. Le stelle al suo interno continueranno a brillare ancora per moltissimo tempo. Il cielo non si spegnerà all’improvviso come una stanza quando premi l’interruttore.
Sarà piuttosto un lento isolamento. Galassia dopo galassia, la luce esterna scomparirà dal nostro campo visivo.
C’è un altro aspetto da considerare. Anche senza l’espansione accelerata, le stelle non brillano per sempre. Sono come gigantesche centrali nucleari che trasformano l’idrogeno in energia. Ma il carburante non è infinito.
Quando una stella consuma il suo combustibile, cambia forma, si espande o collassa e, alla fine, si spegne. Le stelle più piccole possono durare centinaia di miliardi di anni. Quelle più grandi vivono molto meno e muoiono in spettacolari esplosioni.
In un futuro estremamente lontano, non solo le galassie saranno troppo lontane per essere viste, ma molte stelle avranno già esaurito la loro energia. L’Universo diventerà sempre più freddo e oscuro. Gli scienziati chiamano questo possibile destino “morte termica”: un cosmo dove non accade quasi più nulla.
L’idea può sembrare inquietante: un Universo che lentamente si svuota di luce, lasciando solo un immenso spazio nero. Ma è anche una storia affascinante. Significa che stiamo vivendo in un’epoca speciale, in cui possiamo ancora osservare galassie lontanissime e studiare la storia del cosmo.
Il cielo che vediamo oggi, pieno di stelle, non è garantito per sempre. È il risultato di un equilibrio temporaneo tra espansione, gravità e vita stellare.
E forse la cosa più straordinaria è questa: in un Universo destinato, un giorno, al silenzio e al buio, esiste ora qualcuno capace di osservarlo e di farsi domande. Noi.