LA CITTÀ DI KOBANE ALLO STREMO, DIPLOMAZIE INCAPACI DI INTERVENIRE

Italia Commenti disabilitati su LA CITTÀ DI KOBANE ALLO STREMO, DIPLOMAZIE INCAPACI DI INTERVENIRE


I raid occidentali avrebbero solo rallentato temporaneamente l’avanzata dei miliziani dello Stato islamico che ora controllano più di un terzo di Kobane. La cittadina curdo-siriana frontaliera con la Turchia è assediata da settimane e i miliziani del califfo si apprestano all’ultima spallata che prelude al massacro dei difensori curdi. Non sono quindi bastati, i 14 bombardamenti americani avvenuti nelle ultime 24 ore, 9 in Siria e 5 in Iraq, di cui 6 solo nelle zone vicine a Kobane a frenare l’Isis. Mentre la situazione sul campo è sempre più drammatica la diplomazia internazionale sembra giocare a rimpiattino con il solito ruolo amorfo dell’Europa. Ma anche negli Usa non è che si sia proprio decisionisti se è vero quanto scrive il New York Times, secondo cui cresce la frustrazione dell’amministrazione Obama verso la Turchia, accusata di inventare scuse per non intervenire contro gli jihadisti. Ankara indugia a intervenire per scongiurare un massacro a meno di un miglio dal proprio confine – ha detto un alto funzionario dell’amministrazione – dopo tutte le denunce sulla catastrofe umanitaria in Siria, si stanno inventando scuse per non agire per scongiurare un’altra catastrofe. Nelle ultime 72 ore il segretario di Stato Usa John Kerry ha avuto numerosi contatti telefonici con il premier turco Ahmet Davutoglu e il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, mentre oggi è atteso ad Ankara il generale in pensione John Allen, nominato da Obama inviato speciale Usa per la coalizione anti-Isis. Insomma un militare non militare. Ma ad appesantire il clima è arrivata anche la smentita delle dichiarazioni di John Kerry da parte del Dipartimento della Difesa americano: il Segretario di Stato aveva aperto all’ipotesi della realizzazione di una zona cuscinetto presidiata militarmente anche da truppe di terra Usa al confine tra Siria e Turchia, come aveva chiesto il governo di Ankara, ma dal pentagono fanno sapere che non è nei piani militari. Intanto a muoversi sembra essere Teheran che si è detta disponibile a collaborare con il governo siriano per respingere l’offensiva dello Stato islamico contro la città di Kobane.
Marzieh Afjam, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha dichiarato “Kobane fa parte della sovranità e dell’integrità territoriale della Siria e, se c’è la richiesta del governo siriano, siamo pronti a fornire tutta l’assistenza necessaria”, riferisce l’agenzia iraniana Fars. Il funzionario ha espresso preoccupazione per gli attacchi delle milizie islamiche a Kobane, dove l’Iran si appresta per ora a inviare aiuti umanitari per aiutare i residenti. Tuttavia, ha anche sottolineato che, finora, il governo siriano non ha chiesto alcun aiuto. Afjam anche avvertito sulla elevata probabilità di una catastrofe umanitaria a Kobane, perché la città è sotto un assedio militare da parte delle forze dell’Isis, e ha invitato la comunità internazionale a sostenere il governo della Siria nella lotta contro la milizia jihadista. Parole che appaiono una risposta alla Turchia, che auspica “un’operazione di terra”, ma solo a patto che gli Usa s’impegnino a combattere Bashar al-Assad oltre all’Isis.

© 2014 il quotidiano Fvg – eventi e notizie in Friuli Venezia Giulia. All Rights Reserved.
Il Quotidiano del Friuli Venezia Giulia © 2012 All Rights Reserved Friuli News srl Email: redazione@ilquotidianofvg.it

Back to Top