INCONTRO RENZI-SINDACATI, CISL E UIL “APRONO” MA LA CGIL “FRENA

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Oggi al termine del vertice europeo sul lavoro a Milano ci sarà una conferenza stampa congiunta del premier italiano Matteo Renzi, della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Francois Hollande. É evidente che Renzi non vede l’ora di poter sventolare in faccia ai leader la carta stracciata dell’art.18, simbolo di una riforma di cui probabilmente lo stesso premier non ha compreso fino in fondo le conseguenze sociali ed economiche. Ma l’importante è cambiare se poi si finirà contro un muro poco importa. Sicuramente ieri le forze sociali lo hanno fatto presente al premier nel corso di una mattinata pesante e per Renzi. A Palazzo Chigi ha incontrato la triplice, imprese, sindacati di polizia e Cocer, insomma costretto ad ascoltare posizioni diverse dalla sua e che probabilmente lo innervosiscono. «Siamo assolutamente disponibili alle opinioni di chiunque, l’importante è che si vada avanti». «Miglioriamo se c’è da migliorare ma il Paese deve cambiare e non ci faremo bloccare da veti o opinioni negative». Insomma non è proprio come dichiarare abbiamo perso la mattina in inutili chiacchiere ma quasi, tanto: «Si voterà domani la fiducia» sul Jobs act. «Sono convinto che sia naturale che tutti» nel Pd «votino come sempre accaduto. Non temo agguati. Ove ci fossero li affronteremo». Insomma con una mano si impugna l’ulivo e con l’altra il manganello che forse gli ha prestato Berlusconi. Renzi poi spiega di aver fatto il massimo possibile e che sui licenziamenti disciplinari «c’è una norma molto chiara della direzione Pd, per chiarire le fattispecie del reintegro, bisogna avere la pazienza di attendere il decreto legislativo». Su questo, ha spiegato, il ministro del Lavoro farà una dichiarazione in Aula. Renzi davanti alle organizzazioni sindacali è stato chiaro: il Paese ha bisogno di un clima di fiducia: «Nella legge di stabilità – ha annunciato il premier – sarà inserita una quota aggiuntiva di 1,5 miliardi per estendere gli ammortizzatori sociali. E inoltre ci saranno due miliardi per la riduzione delle tasse sul lavoro e un miliardo per la scuola». Nell’incontro dopo il premier hanno preso la parola i sindacati che alla fine hanno dato diverse ma sostanziali sfumature. Più concilianti la Uil e la Cisl, decisamente più dura la Cgil. Secondo Luigi Angeletti della Uil l’incontro a Palazzo Chigi «ha forse più una valenza politica che sostanziale». Oggi il presidente del Consiglio «ha fatto una scelta simbolicamente diversa, in discontinuità con i mesi precedenti» ha aggiunto Angeletti, «Siamo di fronte a un cambiamento dell’atteggiamento del Governo rispetto alle parti sociali». Anche secondo il segretario generale aggiunto della Cisl, Anna Maria Furlan l’’incontro può rappresentare un momento ”di svolta” nelle relazioni tra Governo e parti sociali. La Cgil invece conferma «il giudizio negativo sul modo in cui si sta componendo l’intervento sul lavoro ed il «totale dissenso «sulle modifiche all’articolo 18 e sul demansionamento». «Trovano tutte conferma» le necessità e le ragioni della manifestazione nazionale della Cgil del 25 ottobre. «Credo che nessuno oggi possa dire che si sia riaperta una stagione di concertazione», aggiunge Camusso facendo chiaro riferimento a Uil e Cisl. L’atteggiamento del governo è «al massimo di ascoltare, poi decide unilateralmente».

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