• TECNEST DI UDINE: LA SFIDA DI PRODURRE IN ITALIA

    «Produrre in Italia è una sfida: svantaggi e difficoltà non mancano, eppure le eccellenze riescono a imporsi nel mercato nazionale e internazionale. Il fattore comune delle aziende manifatturiere che crescono, oggi, è la capacità di distinguersi attraverso innovazione, qualità ed efficienza organizzativa: i margini si riducono ed è necessario che tutti i processi aziendali, a partire da quelli logistico-produttivi, siano ottimizzati e monitorati, anche con l’ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati» parola di Fabio Pettarin, presidente della Tecnest di Tavagnacco, azienda specializzata nella fornitura di soluzioni informatiche e organizzative per la pianificazione, il controllo e la gestione dei processi di produzione e della supply chain (catena della fornitura). Le aziende che oggi possono vantarsi del prestigioso marchio “Made in Italy”, riescono a tenere testa all’agguerrita concorrenza nazionale e internazionale grazie non solo alla qualità dei prodotti, ma anche a una gestione accorta e innovativa. «Aziende provenienti dai settori più disparati si rivolgono a noi per aumentare la propria competitività sul mercato attraverso una gestione dei processi delle operations più flessibile, dinamica e precisa» spiega Pettarin. Tra queste: la Ser Spa di Santena (To), che produce e vende in tutto il mondo cere per l’industria e candele, la Carbosint Spa di Ghisalba (Bg), che produce componenti sinterizzati per vari settori e industrie meccaniche. «Aziende di successo, che affrontano le difficoltà della produzione in Italia».

    «Produrre in Italia è una sfida: svantaggi e difficoltà non mancano, eppure le eccellenze riescono
  • MEDICINA E PROFESSIONI SANITARIE, EFFETTO CRISI: DOMANDE D’AMMISSIONE IN CALO

    Sembrano ormai lontani gli anni del boom, quando la carriera in corsia era il sogno comune di studenti, che dopo il diploma affollavano le aule dei test d’ingresso ai corsi di laurea di medicina e delle professioni sanitarie. Anzi, lontanissimi. É l’effetto crisi, con meno posti di lavoro nel comparto e meno giovani decidono di “provarci”. Così, oggi, il trend delle domande di ammissione è in caduta libera. Un’emorragia iniziata nel 2012, quando il numero degli aspiranti professionisti è calato del 3%, e che pare ormai inarrestabile: meno 11,5% nel 2013, 16,6% nel 2014. Non va meglio neanche a medicina e odontoiatria, che registra nel 2014 7 mila domande in meno, l’8,2 %. Tradotto, rispetto al 2013, quest’anno 24 mila studenti in meno hanno tentato la strada ospedaliera. Il tutto a parità, o quasi, di posti per bando. Il dato emerge dal rapporto di Angelo Mastrillo, dell’Osservatorio Conferenza nazionale sui Corsi di Laurea delle Professioni sanitarie. Un crollo generalizzato di fiducia nel futuro garantito dal camice bianco che si riflette anche in Friuli Venezia Giulia, dove quest’anno le domande di ammissione alle professioni sanitarie sono diminuite del 20%. Nel dettaglio delle singole università, Udine ha registrato un meno 18,5 %, mentre Trieste ha sfiorato il 24%. Non è andata meglio nemmeno a medicina e odontoiatria, che in regione ha perso il 12% di aspiranti dottori. Udine, infatti, ha contato 628 domande, contro le 796 del 2013; ha tenuto meglio Trieste, con una variazione minima al ribasso dell’1%.

    Ma il calo più verticale è quello del corso di laurea in infermieristica. Ambitissima solo fino a qualche anno fa, vista dai diplomati come ipoteca su un’immediata occupazione al termine del ciclo di studi. Oggi la percezione pare cambiata e, a ben vedere, con più di qualche ragione. Secondo i dati di Alma Laurea, infatti, sull’ 87% dei laureati, la percentuale di chi ha trovato un lavoro è passata dal 94% del 2007 al 63% del 2012, il 31% di meno. Ma in Friuli Venezia Giulia, il tasso occupazionale sembra tenere, nonostante uno scivolamento degli occupati a un anno dalla laurea che è passato dal 97% all’83%. A Udine e Trieste, le domande di ammissione sono diminuite rispettivamente del 24% e del 26%, mentre il tasso di occupazione si attesa intorno al 73% e all’86%. Secondo il rapporto dell’Osservatorio, nell’ambito disciplinare sanitario, gli unici corsi di laurea che mantengono l’appeal sugli studenti sono fisioterapia, ostetrica, logopedia e dietistica.

  • CASO QUIETE. IL CENTRODESTRA: «IL CDA SI DEVE DIMETTERE»


    Sullo scandaletto dei concorsi interni, il centrodestra cittadino s’indispettisce e chiedendo a gran voce tre cose: le dimissioni del consiglio di amministrazione; un chiarimento sulla vicenda da parte del sindaco, Honsell e un’audizione in Commissione alla presenza del presidente della casa di cura, Gabriele Renzulli «uomo scelto dal sindaco» sottolinea l’opposizione (ricordiamo, infatti, che la Quiete è azienda sanitaria controllata da Palazzo D’Aronco e il presidente più tre consiglieri sono scelti direttamente dal sindaco). Inoltre i consiglieri di minoranza informano che, nel caso la Commissione “andasse deserta”, lo schieramento rappresentato da Adriano Ioan è pronto a portare la questione entro ottobre in un Consiglio comunale a richiesta straordinaria.
    «È da cinque anni che chiediamo lumi sulla gestione della Quiete – sottolineano i consiglieri – ma tutto è stato vano; nonostante le denunce che anonimi hanno inviato alla procura e alle numerose segnalazioni».
    E poi gli strali vengono lanciati nuovamente su Honsell: «Il sindaco sulla vicenda si è sempre defilato; silenzio tombale anche sulle segnalazioni alla Procura. Silenzio perfino quando la Guardia di Finanza e i carabinieri hanno sequestrato alla Quiete i libri contabili relativi al fallimento della Promoservice. E ancora silenzio sulla gestione del personale da parte della Fondazione Morpurgo-Hoffman; sulla nomina del presidente Michele Basso, durata ben poco viste le sue operazioni finanziarie giudicate speculative».
    Insomma, il messaggio finale del centrodestra, in sintesi, è questo. «Siamo a disposizione della Procura. Così come lo siamo da anni».

    Sullo scandaletto dei concorsi interni, il centrodestra cittadino s’indispettisce e chiedendo a gran
  • GUERRA DI GAZA IL PUNTO DI VISTA DI MICHAEL SFARADI: «NON È FINITA, È STATO SOLO IL TERZO ROUND»


    Michael Sfaradi è un giornalista israeliano che ha collaborato con diverse testate italiane. Ha raccontato la recente guerra di Gaza sulle pagina di “Libero”. Le cronache realizzate dai media italiani su questo conflitto sono il tema della conferenza che Sfaradi terrà questo venerdì alle ore 18:00 al Caffè Caucigh di Udine in via Gemona 36. Sarà un occasione per riflettere sul giornalismo di guerra, chiamato a informare l’opinione pubblica su una materia delicata e soggetta a inesorabili distorsioni, come quelle che condiscono quasi sempre la narrazione dell’interminabile conflitto israelo – palestinese e che sono state riproposte anche quest’estate.

    Stando a quanto è stato riferito dai media italiani, la guerra di Gaza sarebbe stata voluta da Israele come ritorsione contro i palestinesi responsabili del rapimento e della morte di tre adolescenti ebrei a giugno. È così?
    Quello che è stato riferito è una falsità che ha come unico scopo la disinformazione con conseguente capovolgimento dei fatti e delle responsabilità. Riportare una notizia del genere significa far passare nel dimenticatoio dieci anni in cui le città e i villaggi israeliani situati nei pressi della Striscia di Gaza sono stati martellati giorno dopo giorno dai missili di ogni tipo e colpi di mortaio lanciati dai palestinesi verso i centri abitati del Neghev. Riportare le notizie in maniera confusa e sbilanciata non fa comprendere i fatti, crea i presupposti per un’opinione pubblica sbilanciata e allontana sempre di più la possibilità di un qualsiasi dialogo

    L’opinione pubblica si è indignata per il bilancio dei morti di questo conflitto e, soprattutto, per la netta sproporzione tra vittime palestinesi e israeliane. Ritiene anche lei che Israele abbia fatto un uso eccessivo della forza e non abbia avuto scrupoli nel causare morti tra i civili?
    Se Israele avesse fatto veramente un uso eccessivo della sua forza il numero delle vittime palestinesi sarebbe molto ma molto più alto di quello che è, e somiglierebbe al conteggio delle vittime che viene fatto attualmente in Siria dove la comunità internazionale, impregnata di ipocrisia, non riesce nemmeno a formulare una condanna decente. Se con oltre 4500 missili lanciati verso le città israeliane ci sono stati “solo” 23 morti e una settantina di feriti fra i civili israeliani è solo perché il governo ha impegnato milioni di dollari nelle difese attive e passive, al contrario di Hamas che ha usato i suoi civili come scudi umani.
    È apparentemente inspiegabile che un territorio da sette anni sotto embargo come Gaza sia riuscito ad armarsi in modo così micidiale, in particolare con missili capaci di colpire persino Gerusalemme e Tel Aviv. Chi rifornisce Hamas e come?
    Durante il periodo di Morsi presidente in Egitto, passando per il Sinai dall’Iran è arrivato nella Striscia di tutto e di più.
    Mentre i governi occidentali hanno biasimato Israele in merito alla conduzione della guerra, il silenzio dei paesi arabi non è passato inosservato. Come mai stavolta non è scattata la solidarietà araba?
    I tempi stanno cambiando e il terrorismo di ISIS che non è più solo contro Israele ma contro tutto quello che non è ISIS, arabo o no, musulmano o no, mette paura.
    Entrambi i contendenti hanno dichiarato vittoria, Netanyahu con una conferenza stampa e Hamas con pubblici festeggiamenti. Chi dei due ha davvero raggiunto i suoi obiettivi?
    Nessuno dei due, Israele ha la sua mezza vittoria che si trasforma in un periodo di calma, Hamas la sua mezza vittoria di propaganda. La guerra non è finita, è finito il terzo round.
    Sulle pagine di Libero lei ha segnalato che, a guerra ormai conclusa, Hamas avrebbe già iniziato a preparare la prossima. I famosi tunnel, che Israele ha in gran parte distrutto, sarebbero ancora operativi. Possiamo aspettarci un altro conflitto a breve?
    Il mio articolo su Libero riprendeva un servizio di Al Jazeera che si può vedere su youtube. Il reporter è stato accompagnato a visitare un tunnel in costruzione. Solo Libero ha passato la notizia, le altre testate italiane hanno girato lo sguardo su quest’ennesimo stupro degli accordi sul cessate il fuoco. Non si guarda quello che fa Hamas per poi condannare Israele quando reagisce.

    Michael Sfaradi è un giornalista israeliano che ha collaborato con diverse testate italiane. Ha raccontato
  • L’UDINESE NON MOLLA UN PALLONE ALLAN E PIRIS I PIÙ “AGGRESSIVI”


    Parlare di “verdetti” dopo sei giornate di campionato sembrerebbe poco opportuno. Nessuna formazione si può ancora considerare fuori dai giochi, in fuga o spacciata. Tutto è ancora in ballo, dal vertice della serie A alla lotta per la salvezza. Eppure sei turni possono essere sufficienti per inquadrare l’anima di una squadra.
    Ivan Piris 1Contrasti. L’Udinese, per esempio, quarta in classifica alle spalle di Juventus, Roma e Sampdoria con 13 punti, ha già dimostrato di essere una compagine tenace e determinata. Il bottino fin qui raccolto non è tanto il frutto di numero elevato di azioni pericolose create nell’arco dei 90 minuti, quanto piuttosto della capacità di ottimizzare le manovre offensive, partendo da un’ottima copertura difensiva. Statistiche alla mano, è soprattutto a centrocampo che l’Udinese dimostra di avere una personalità importante, rispetto a molte squadre, anche maggiormente blasonate. Nel computo totale dei contrasti vinti, infatti, i friulani sono al secondo posto con 97 interventi riusciti, uno in meno della Lazio, uno in più del Chievo e cinque in più di Palermo e Milan. Nello specifico, i calciatori con i numeri più interessanti risultano essere Allan e Piris. Il brasiliano è in testa alla classifica dei tackle (30), davanti al biancoceleste Parolo (28), al cesenate Cascione (26) e al compagno di squadra Ivan Piris (25, a pari merito con l’azzurro Koulibaly e con il rosanero Rigoni). Ma l’aggressività dei bianconeri è assolutamente “pulita”: l’Udinese, infatti, è terzultima per ammonizioni (10 in sei gare al pari dell’Inter). Solo l’Empoli è stato più “corretto” (5 gialli), mentre il Cesena guida la classifica con 17 cartellini.
    Stakanovisti. Tornando ad Allan, è proprio il brasiliano uno dei giocatori maggiormente impiegati da Stramaccioni. Il brasiliano ha disputato, infatti, tutti i 540 minuti disputati dall’Udinese in queste prime sei giornate. Lo stesso vale per il portiere Orestis Karnezis, per i difensori Danilo e Thomas Heurtaux e per l’esterno Silvan Widmer. Un gradino sotto Guilherme con 520 minuti disputati.

    Parlare di “verdetti” dopo sei giornate di campionato sembrerebbe poco opportuno. Nessuna formazione
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