• CONTRIBUTI REGIONALI PER CORSI DI FORMAZIONE IN ESTETICA

    LUGLIO 9, 2014, 11:55 PM   ADMINTANO

    Contributo professionali

    Sono stati stanziati dalla regione del Friuli Venezia Giulia e del Lazio finanziamenti per i corsi di formazione professionali nel campo della ricostruzione unghie e del trucco artistico e permanente.

    Modalità

    E’ possibile usufruire del contributo per i corsi certificati dalla regione Friuli e Lazio con le aziende che hanno aderito all’iniziativa nelle due regioni. Per maggiori informazioni riguardante le agevolazione per i corsi di ricostruzione unghie e di trucco permanente contattare Annacademy e Nuje

    LUGLIO 9, 2014, 11:55 PM   ADMINTANO Contributo professionali Sono stati stanziati dalla regione del
  • LA CITTÀ DI KOBANE ALLO STREMO, DIPLOMAZIE INCAPACI DI INTERVENIRE


    I raid occidentali avrebbero solo rallentato temporaneamente l’avanzata dei miliziani dello Stato islamico che ora controllano più di un terzo di Kobane. La cittadina curdo-siriana frontaliera con la Turchia è assediata da settimane e i miliziani del califfo si apprestano all’ultima spallata che prelude al massacro dei difensori curdi. Non sono quindi bastati, i 14 bombardamenti americani avvenuti nelle ultime 24 ore, 9 in Siria e 5 in Iraq, di cui 6 solo nelle zone vicine a Kobane a frenare l’Isis. Mentre la situazione sul campo è sempre più drammatica la diplomazia internazionale sembra giocare a rimpiattino con il solito ruolo amorfo dell’Europa. Ma anche negli Usa non è che si sia proprio decisionisti se è vero quanto scrive il New York Times, secondo cui cresce la frustrazione dell’amministrazione Obama verso la Turchia, accusata di inventare scuse per non intervenire contro gli jihadisti. Ankara indugia a intervenire per scongiurare un massacro a meno di un miglio dal proprio confine – ha detto un alto funzionario dell’amministrazione – dopo tutte le denunce sulla catastrofe umanitaria in Siria, si stanno inventando scuse per non agire per scongiurare un’altra catastrofe. Nelle ultime 72 ore il segretario di Stato Usa John Kerry ha avuto numerosi contatti telefonici con il premier turco Ahmet Davutoglu e il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, mentre oggi è atteso ad Ankara il generale in pensione John Allen, nominato da Obama inviato speciale Usa per la coalizione anti-Isis. Insomma un militare non militare. Ma ad appesantire il clima è arrivata anche la smentita delle dichiarazioni di John Kerry da parte del Dipartimento della Difesa americano: il Segretario di Stato aveva aperto all’ipotesi della realizzazione di una zona cuscinetto presidiata militarmente anche da truppe di terra Usa al confine tra Siria e Turchia, come aveva chiesto il governo di Ankara, ma dal pentagono fanno sapere che non è nei piani militari. Intanto a muoversi sembra essere Teheran che si è detta disponibile a collaborare con il governo siriano per respingere l’offensiva dello Stato islamico contro la città di Kobane.
    Marzieh Afjam, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha dichiarato “Kobane fa parte della sovranità e dell’integrità territoriale della Siria e, se c’è la richiesta del governo siriano, siamo pronti a fornire tutta l’assistenza necessaria”, riferisce l’agenzia iraniana Fars. Il funzionario ha espresso preoccupazione per gli attacchi delle milizie islamiche a Kobane, dove l’Iran si appresta per ora a inviare aiuti umanitari per aiutare i residenti. Tuttavia, ha anche sottolineato che, finora, il governo siriano non ha chiesto alcun aiuto. Afjam anche avvertito sulla elevata probabilità di una catastrofe umanitaria a Kobane, perché la città è sotto un assedio militare da parte delle forze dell’Isis, e ha invitato la comunità internazionale a sostenere il governo della Siria nella lotta contro la milizia jihadista. Parole che appaiono una risposta alla Turchia, che auspica “un’operazione di terra”, ma solo a patto che gli Usa s’impegnino a combattere Bashar al-Assad oltre all’Isis.

    I raid occidentali avrebbero solo rallentato temporaneamente l’avanzata dei miliziani dello Stato islamico
  • NUOVA ALLUVIONE A GENOVA, QUARTIERI ISOLATI E UN MORTO


    Chiamiamola bomba d’acqua, chiamiamola alluvione flash ma il risultato è che la notte scorsa la città di Genova, quinta metropoli del Paese, è stata per l’ennesima volta violentata da un evento atmosferico il cui nome “pioggia” non dovrebbe fare paura. Ma che diventa devastante quando la fragilità di un territorio si mostra in tutta la sua drammaticità. Insomma la pioggia è un evento naturale, gli allagamenti e le vittime no.
    A tre anni dall’alluvione del 2011, Genova è stata di nuovo travolta dalle piogge che hanno fatto esondare numerosi torrenti, tra cui il Bisagno ed il Rio Fereggiano. Si conta anche una vittima, nella zona di Brignole, con le strade allagate e coperte di fango. Si tratta di un 57enne trascinato dalla violenza dell’acqua in un sottopasso. La Protezione Civile regionale nella notte ha fatto appello ai cittadini che vivono nella parte di Genova attraversata dal torrente Bisagno a non uscire di casa e rifugiarsi ai piani alti. In alcune zone l’acqua del torrente è arrivata ad un’altezza di un metro e ottanta, come nella zona di Sant’Agata, in corso Sardegna. Il temporale poco dopo mezzanotte ha rallentato la sua forza e questo potrebbe consentire il deflusso delle acque esondate. Il torrente Scrivia è esondato a Montoggio, al confine tra Liguria e Piemonte. Alcune persone rimaste nelle auto circondate dall’ acqua sono state soccorse da vigili del fuoco, intervenuti anche con i nuclei sommozzatori. Secondo alcune testimonianza, l’acqua del torrente Scrivia ha raggiunto il primo piano delle case. Alcune auto, spinte dalla forza dell’onda di piena, sono rimaste incastrate tra le mura delle case. La situazione ancora all’alba era ancora critica: alcune zone della città sono prive di energia elettrica con strade allagate e piene di detriti. Oggi le scuole e i mercati cittadini rimarranno chiusi. Polemiche per la mancata allerta meteo che l’Arpa Liguria non aveva segnalata di grado elevato. Ora l’allerta resta alto visto che una nuova perturbazione proveniente dal mare è prevista sulla città per la tarda mattinata e potrebbe colpire la zona del Bisagno già intrisa d’acqua. Al momento le precipitazioni sono deboli ma non ci sono cedimenti del fronte temporalesco tanto che Arpal ha emesso un bollettino di avviso per l’alta probabilità di temporali forti per tutta la giornata. Disposta dalle autorità competenti la chiusura del casello di Genova Est dell’autostrada A12 dopo che durante la notte erano stati chiusi anche i caselli di Genova Nervi e Genova Ovest. Le condizioni meteo sono ulteriormente peggiorate e non accenna a smettere di piovere tanto che la viabilità di alcune zone della città non colpite direttamente dall’esondazione del Bisagno è stata interdetta. Il Bisano è esondato tra Molassana e Brignole. L’acqua ha invaso le strade circostanti trascinando via le auto parcheggiate. I Rio Feregiano ha rotto gli argini, travolgendo altre auto in sosta, cartelli stradali e allagando la zona dietro lo stadio Ferraris. Esondato anche lo Sturla, torrente del quartiere levante di Genova.

    Chiamiamola bomba d’acqua, chiamiamola alluvione flash ma il risultato è che la notte scorsa la città
  • INCONTRO RENZI-SINDACATI, CISL E UIL “APRONO” MA LA CGIL “FRENA


    Oggi al termine del vertice europeo sul lavoro a Milano ci sarà una conferenza stampa congiunta del premier italiano Matteo Renzi, della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Francois Hollande. É evidente che Renzi non vede l’ora di poter sventolare in faccia ai leader la carta stracciata dell’art.18, simbolo di una riforma di cui probabilmente lo stesso premier non ha compreso fino in fondo le conseguenze sociali ed economiche. Ma l’importante è cambiare se poi si finirà contro un muro poco importa. Sicuramente ieri le forze sociali lo hanno fatto presente al premier nel corso di una mattinata pesante e per Renzi. A Palazzo Chigi ha incontrato la triplice, imprese, sindacati di polizia e Cocer, insomma costretto ad ascoltare posizioni diverse dalla sua e che probabilmente lo innervosiscono. «Siamo assolutamente disponibili alle opinioni di chiunque, l’importante è che si vada avanti». «Miglioriamo se c’è da migliorare ma il Paese deve cambiare e non ci faremo bloccare da veti o opinioni negative». Insomma non è proprio come dichiarare abbiamo perso la mattina in inutili chiacchiere ma quasi, tanto: «Si voterà domani la fiducia» sul Jobs act. «Sono convinto che sia naturale che tutti» nel Pd «votino come sempre accaduto. Non temo agguati. Ove ci fossero li affronteremo». Insomma con una mano si impugna l’ulivo e con l’altra il manganello che forse gli ha prestato Berlusconi. Renzi poi spiega di aver fatto il massimo possibile e che sui licenziamenti disciplinari «c’è una norma molto chiara della direzione Pd, per chiarire le fattispecie del reintegro, bisogna avere la pazienza di attendere il decreto legislativo». Su questo, ha spiegato, il ministro del Lavoro farà una dichiarazione in Aula. Renzi davanti alle organizzazioni sindacali è stato chiaro: il Paese ha bisogno di un clima di fiducia: «Nella legge di stabilità – ha annunciato il premier – sarà inserita una quota aggiuntiva di 1,5 miliardi per estendere gli ammortizzatori sociali. E inoltre ci saranno due miliardi per la riduzione delle tasse sul lavoro e un miliardo per la scuola». Nell’incontro dopo il premier hanno preso la parola i sindacati che alla fine hanno dato diverse ma sostanziali sfumature. Più concilianti la Uil e la Cisl, decisamente più dura la Cgil. Secondo Luigi Angeletti della Uil l’incontro a Palazzo Chigi «ha forse più una valenza politica che sostanziale». Oggi il presidente del Consiglio «ha fatto una scelta simbolicamente diversa, in discontinuità con i mesi precedenti» ha aggiunto Angeletti, «Siamo di fronte a un cambiamento dell’atteggiamento del Governo rispetto alle parti sociali». Anche secondo il segretario generale aggiunto della Cisl, Anna Maria Furlan l’’incontro può rappresentare un momento ”di svolta” nelle relazioni tra Governo e parti sociali. La Cgil invece conferma «il giudizio negativo sul modo in cui si sta componendo l’intervento sul lavoro ed il «totale dissenso «sulle modifiche all’articolo 18 e sul demansionamento». «Trovano tutte conferma» le necessità e le ragioni della manifestazione nazionale della Cgil del 25 ottobre. «Credo che nessuno oggi possa dire che si sia riaperta una stagione di concertazione», aggiunge Camusso facendo chiaro riferimento a Uil e Cisl. L’atteggiamento del governo è «al massimo di ascoltare, poi decide unilateralmente».

    Oggi al termine del vertice europeo sul lavoro a Milano ci sarà una conferenza stampa congiunta del
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